MAROCCO: Marrakech & Zagora Desert

STEP 2: DIARIO DI VIAGGIO

18 MARZO – LA PARTENZA. Quasi ogni viaggio cominciato con qualche imprevisto, sarà memorabile: c’è da sperarci, visto che la fortuna non ci ha assistito il giorno prima della nostra partenza per il nord Africa.
Un rumore simile alla sirena che annunciava i bombardamenti negli anni di guerra ha annunciato  la rottura della turbina della mia fedele automobile: niente mezzo per raggiungere l’aeroporto, oltre a qualcosa come 1500 euro di preventivo. Ma, d’altronde, “ più ripida è la salita – dicevano – più bello è il panorama”. Ci viene in soccorso il fedele amico Fabrizio, nostro “driver” fino al consueto aeroporto BGY (Bergamo Orio al Serio), punto di partenza di gran parte dei nostri viaggi.
Già in prossimità del nostro gate, ci appare chiaro quanto sia prevalente, tra i passeggeri diretti a Marrakech, l’etnia marocchina. Seduti, osserviamo  scorrere  famiglie in viaggio per raggiungere i  parenti, o anziane coppie di ritorno da una visita, magari ai figli emigrati in Italia: sui loro volti, da una parte all’eccitazione per il ritorno in patria, dall’altra la nostalgia e la sofferenza per aver appena salutato una parte di sé. In mezzo a tutto ciò, qualche uomo d’affari poco entusiasta di trascorrere le successive 3 ore tra gli stretti sedili dei Boeing di Ryanair. Salutiamo Bergamo in una calda e soleggiata giornata di primavera, “feeling like a child the night before Christmas!”: l’eccitazione per l’incontro prossimo con una nuova città, una nuova cultura, recentemente oggetto di timori e disprezzo dovuti ai fatti di cronaca che tutti conosciamo. Ci sforziamo di partire  senza pregiudizi, rigorosamente con il nostro bagaglio a mano, pronti ad immergerci in un vortice di colori, odori e suoni chiamato Marocco.
Atterriamo al tramonto, con qualche minuto di anticipo: ad attenderci, un moderno aeroporto organizzato al meglio. Perdiamo circa mezz’ora in coda al controllo passaporti (ricordate di portare una penna, in aeroporto non sono disponibili: vi servirà per compilare la “Landing Card”), ma poco dopo  eccoci fuori dall’aeroporto: “Welcome to Africa”, ci urla uno dei mille tassisti abusivi a caccia di clienti. Il nostro transfer privato arriva dopo qualche minuto: scopriremo che il tempo e gli orari, in Marocco, sono un concetto assai relativo!
La camera che ci attende, al Riad Tamazouzte, è essenziale ma pulita: giusto il tempo di una rinfrescata e siamo pronti a catapultarci nel caos della Medina di Marrakech, da qualche anno inserita a pieno titolo dall’Unesco tra i “capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. L’impatto è notevole: musicisti, incantatori di serpenti, ipnotici suonatori di ginbri, bancarelle che propongono ogni tipo di cosa edibile, dalle lumache al succo d’arancia, dal cous-cous ai biscottini tipici. Sullo sfondo, il minareto della moschea di Koutoubia, che con i suoi settanta metri di altezza sarà un utile riferimento nel labirinto dei Souq.
Nonostante le attente letture prima della partenza, e la nostra discreta esperienza around-the-world, ci facciamo trascinare dalla simpatia di un abile cameriere in una banchetto nel cuore della piazza, felicissimo di proporci un “autentico assaggio della cucina marocchina”: ci costerà quasi cinquanta euro ma, come si dice, chi è causa del suo mal pianga sé stesso! Nonostante il clima apparentemente festoso, sempre allegro e cordiale, è difficile non intravedere la condizione di povertà di una grande fetta della popolazione: come sempre accade nei paesi in via di sviluppo, ad una classe borghese molto ricca ma numericamente ristretta, si affianca la maggioranza dei cittadini, costretti ad una lotta quotidiana per sopravvivere. Per qualche istante, ci sentiamo quasi fuori luogo, quasi come dei “mercenari”: chi siamo noi per irrompere nell’intima povertà di questa gente? La ragione prende fortunatamente il sopravvento poco dopo, ricordandoci che una buona parte di queste donne e uomini sopravvivono proprio grazie al settore terziario, quello del turismo. Nel frattempo, tra un dilemma esistenziale ed un altro, si è fatto tardi: domattina la nostra sveglia suonerà prima delle sette, pronti per raggiungere il Sahara! (continua nella pagina seguente)

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