DIPENDENZA DA VIAGGIO

Molti dei miei amici, i miei genitori, colleghi e parenti, mi prendono per pazzo. Anzi, per un giovane immaturo, con scarsa capacità di controllo delle proprie finanze, sempre pronto a spendere soldi per un bene così superfluo come le “vacanze”. Io credo di non essere mai stato in vacanza, eppure salgo su un aereo almeno ogni mese. Certamente, direte voi, a chi non piace viaggiare? Chi non ama stare su spiagge caraibiche al sole, sorseggiando acqua di cocco?

No, niente di tutto ciò. Per quelli come noi è diverso. Ci basta aprire Facebook, scorrere Instagram, osservare amici in viaggio, per sentire un vuoto che sale da dentro: come se ci trovassimo in una stanza troppo piccola con l’ossigeno in esaurimento. E’ sufficiente la solita email di Ryanair, i 100000 posti a 5€ di Volotea, o lo sconto 50% di Italo per scatenare dentro il nostro corpo un turbinio di emozioni, di frenesia: un istinto irrefrenabile a scoprire e “colonizzare” ogni nazione, paese, città e cultura.  Tutto ha inizio individuando una meta: scatta subito la corsa per bloccare il volo, perché “altrimenti sale, chissà quando ci capita un’altra occasione così, meglio fermarlo subito, passami la carta di credito!”. Si passa poi alla pianificazione del tour: ore passate su siti web di ogni lingua e colore, con google traslate aperto a fianco; decine di email con richieste di informazioni inviate, hashtag con il nome della destinazione su Instagram in cerca di foto autentiche, attente letture di racconti di viaggio. Poi, quando tutto sembra programmato, comincia la lunga attesa del fatidico giorno X: un check quotidiano alla prenotazione aerea, controllando magari su quale Boeing o Airbus saliremo, uno sguardo al meteo della destinazione (anche se mancano dei mesi e probabilmente arriverà qualche monsone, nel frattempo). Un occhio  al sito della Farnesina, per il quale anche San Marino è uno stato estremamente a rischio: molto meglio il Vaticano! Arriva, infine, il giorno della partenza. Abbiamo preso decine se non centinaia di voli, ma ogni volta, ci sembra di tornare bambini: si fatica a dormire la notte prima, per svegliarci riposati ed energici la mattina, spesso ad ore ingrate. Poco importa, abbiamo un aereo da prendere, il mondo là fuori ci aspetta!

Forse qualcuno di voi, leggendo queste righe, si sentirà chiamato in causa: benvenuti nel mondo dei “travel-addicted”. Svantaggi? Le vostre finanze non faranno i salti di gioia, continue discussioni con i vostri cari (quelli che non sarete riusciti a contagiare), notti in bianco con gli occhi davanti al computer, alla ricerca del miglior volo, del tour perfetto, dell’hotel giusto. Vantaggi? Tornerete ogni volta con la mente più aperta, con un bagaglio culturale arricchito, pieni di storie da raccontare. Non avrete più paura dell’uomo nero, di Allah, delle cavallette fritte e del pesce crudo. Guarderete alle diversità culturali come una sfida per conoscere, apprezzare o perlomeno rispettare. Scoprirete quanto, girare il mondo, possa insegnare a stare al mondo.

Circa dieci anni fa, ho scoperto di soffrire di dipendenza da viaggio: se vi piace considerarla una malattia, sappiate che non sono mai stato così contento di essere malato!

DCIM100MEDIA(Novembre 2016, Red Rock Canyon – California, USA)

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